IN CHE DIREZIONE STIAMO DIRIGENDO IL MISSILE?
ANTONELLA FARACO ALBORNOZ. Una riflessione sui concetti di pace e guerra
Spanish original text here:
Traduzione a cura di Luana Foti
In questo scritto cercherò di arrivare alla riflessione sul concetto di "guerra" negli esseri umani, sia in relazione con gli scontri che si generano in circostanze ordinarie e quotidiane, sia in situazioni straordinarie ed estreme. In particolare, non si rivelerà una lettura convenzionale come il lettore potrebbe aspettarsi; non parlerò del conflitto bellico attuale in Ucraina, per esempio, né approfondirò circostanze storiche, geopolitiche o economiche.
L'obiettivo di queste righe è quello di invitare i cittadini a meditare introspettivamente su sé stessi, in relazione al conflitto e alla pace in noi stessi come esseri umani senza immischiarci in una discussione politica irresponsabile. Il sovraccarico di informazione mediatica e scandalistica relativa agli scontri bellici è entrato in una fase che risulta obsoleta. Se quello che desideriamo è porre fine alla distruzione nell'umanità e nel pianeta, diventa necessario viaggiare nella direzione contraria, smettendo di studiare i fatti aberranti come se fossero lontani ed esterni. Come cittadini, è ora di responsabilizzarsi delle nostre proprie strutture di pensiero e comportamento affinché, una volta che riconosciamo questa lotta interna che abita dentro di noi, possiamo porre fine alla vera causa che manifesta le atrocità che oggi conosciamo come "guerra".

Nella mia esperienza personale, e sicuramente nella gran parte dei cittadini, sono cresciuta in un contesto sociale in cui l'informazione ricevuta è stata polarizzata, mentre gli autori localizzavano le disgrazie all'esterno. Sempre mi hanno detto che esistono i buoni e i cattivi, i capitalisti e i comunisti, i democratici e i repubblicani, gli unitari e i federalisti, i cattolici e i protestanti, e così via. La "verità" è sempre stata raccontata in base al contesto in cui siamo nati e siamo stati condizionati a seguire determinate linee di pensiero considerate come quelle "corrette". Tuttavia, mi azzardo ad affermare che questa credenza è completamente assurda e che l'unica conseguenza che genera è unicamente un marcato limite nell'umanità e una maggiore separazione.
Crescere in un ambito educativo, sociale e famigliare che insegna l'idea che un determinato gruppo politico e/o credenze sono inequivocabili e ineccepibili e che altre sono indesiderabili, provoca una divisione che alimenta l'illusione di superamento che, inesorabilmente, innesca il rifiuto, l'odio e la violenza. Ovviamente, è più conveniente collocare le responsabilità fuori e comportarci come bambini che pregano per uno Stato padre protettore che risponda alle nostre penosità o, allo stesso modo, come adolescenti ribelli pieni di rabbia che reclamano una maggiore "libertà". Questo tipo di comportamenti, che si possono osservare in maniera ovvia in noi stessi, sono stati invocati e retro alimentati di generazione in generazione, non fanno altro che addormentarci e limitarci come persone.
Porre la nostra attenzione negli orrori straordinari che ci circondano e convertirci in armatori schizofrenici che difendono verità assolute ci ha già dimostrato che non ci porta a raggiungere ciò che conosciamo come "pace", ammesso che abbiamo una minima idea del significato reale di tale concetto.
Ebbene, mi piacerebbe invitarvi a riflettere su cosa sia la guerra per voi veramente.
Se ripetiamo il concetto nelle nostre teste sicuramente si rappresenteranno stati emozionali discordanti come l'odio, la vendetta, il timore. Sensazioni che, inesorabilmente, ci collocano in un costante stato di contrazione e disaccordo la cui principale e percettibile conseguenza è l'impulso di imporre nel fuori un controllo che ci allievi da questo timore della perdita e ci faccia congratulare con i vincitori. In questo modo, saremo abilitati a guadagnare respiro e continuare tranquilli senza la minaccia del "rivale". Pero, il nostro nemico è realmente fuori? O, per caso, l'"altro" è solamente una rappresentazione del nostro proprio disequilibrio e disconformità interna?
Dall'altra parte, mi chiedo, è lo scontro tra blocchi di paesi e/o comunità la ragione della guerra? È il bombardamento contro un gruppo o un luogo specifico il suo reale concetto?
L'obiettivo di queste domande non è dare una risposta, sono molto lontana dall'avercela. Nonostante ciò, forse è necessario andare oltre e riflettere sulla possibilità che quello non sia altro che una rappresentazione della rivalità interna degli esseri umani con il nostro proprio ego. Può essere che la paura di non essere riconosciuti o di che la nostra "verità" non sia detta, ci stia conducendo a raggiungere questa illusione di controllo e potere che ci assicura l'esistenza. Questo comportamento in cui gridiamo ad alta voce "dove sta il mio?" si sommerge in acque interne tanto sottili e cieche che possono risultare impossibili da percepire.
Tuttavia, se seguissimo la traiettoria del missile nella direzione opposta, probabilmente otterremo più informazioni sulla sua origine e non ci limiteremmo al posto in cui cade e a ciò che lì distrugge. Per questo, vi invito a riflettere nel vostro quotidiano, ad osservare i nostri modelli di pensiero e comportamento per prendere coscienza dei conflitti interni che ci conducono a manifestare quegli eventi finali che definiamo come scontri. In linea con ciò, è importante chiarire che quando parlo di responsabilizzarci, mi riferisco a cercare di rendere cosciente la relazione con noi stessi e, di conseguenza, con assolutamente tutto ciò che ci circonda.
Anche se sono molto lontana dal sostenere l'utopia di che con questo facilmente porremo fine alle atrocità che nel corso dei secoli alcuni hanno cercato di mantenere, sì considero che nella presa di coscienza e nella disciplina del nostro ego troveremo gran parte delle risposte sull'origine del "missile". In caso contrario, dormiremo nella convinzione che la guerra come tale non inizia né finisce, bensì ciò che finisce sono le sue manifestazioni.
